Di Marco Dabizzi
L’alimentazione ha un’influenza enorme sulla salute, e più ci allontaniamo dai cibi con cui gli esseri umani si sono evoluti per centinaia di migliaia di anni, più aumentano i rischi di malattie metaboliche ed autoimmuni.
Fra i vari cibi che dovremmo evitare, al primo posto ci sono senz’altro gli olii di semi e di legumi, nessuno escluso.
L’industria alimentare è riuscita nell’intento di promuovere questi prodotti tossici per la salute umana come salutari e naturali, “leggeri” (qalunque cosa voglia dire…) e addirittura benefici per la salute cardiovascolare.
Il motivo sta nell’elevata percentuale di acido linoleico in questi olii, un acido grasso facilmente deperibile che diventa infiammatorio quando degradato per via dell’aumento della temperatura.
Nella storia dell’umanità, questo acido grasso è sempre stato presente in tracce minuscole, dovute al mangiare semi o noci, ma anche solo un singolo cucchiaio di olio equivale a mangiare enormi quantità di questi alimenti.
Non tutti gli olii vegetali sono però deleteri per la nostra salute, quelli ottenuti non dalla spremitura dei semi ma dei frutti (come l’olio extra vergine di oliva, di avocado, di cocco o di palma) hanno un profilo degli acidi grassi decisamente migliore.
L’olio extra vergine di oliva andrebbe usato moderatamente, a crudo o a bassa temperatura, per via dell’elevata percentuale di acidi grassi monoinsaturi, mentre l’olio di palma o di avocado sono ricchi di acidi grassi saturi e capaci di reggere meglio le temperature della cottura.
Alla fine però, la cosa migliora da fare sarebbe tornare ai grassi di una volta, quei grassi saturi tanto demonizzati dalla Scienzah dei vaccini e degli antivirali, delle statine e della guerra al colesterolo.
Sego, strutto e burro (o ghee) sono ricchi di acidi grassi essenziali, stabili in cottura (soprattutto il sego), ricchi di importanti vitamine liposolubili e deliziosi in cucina.
